Giovanni Getto.
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Biografia critica di: LUIGI PIRANDELLO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Nato ad Agrigento nel 1867, e laureatosi in filologia romanza a Bonn nel 1891, Pirandello si trasfer a Roma dove, mantenuto dal padre, ricco speculatore e commerciante di zolfo, pot esercitare la sua professione di letterato, prima poeta (ma poeta assai modesto) e poi narratore. Sposato con tre figli, insegna Stilistica all'Istituto Superiore di Magistero. Il 1903  un anno tragico per Pirandello: fallisce finanziariamente il padre, che perde anche la dote della nuora, la quale, dal canto suo, subisce in questa occasione il primo choc che la porter progressivamente alla follia. Nasce cos una difficile condizione per Pirandello, che arrotonda faticosamente il proprio povero stipendio con lezioni private di italiano e di tedesco, angustiato dalle dolorose cure domestiche, dalle avvilenti e meschine difficolt economiche che interferiscono continuamente con i suoi impegni letterari.
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Anche la letteratura d'altro canto non sembra riservargli molti consensi: la sua larga operosit di narratore resta pressoch senza riconoscimenti da parte della critica. Soltanto quando, intorno al 1916 Pirandello prende a dedicarsi con continuit al teatro, la sua grandezza di scrittore  riconosciuta. Si assiste anzi a una vera e propria esplosione, che fa ben presto di Pirandello un drammaturgo "mondiale", rappresentato con vivo successo in Europa e nelle due Americhe.
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Accademico d'Italia nel 1929, Pirandello si vede assegnare nel 1934 il premio Nobel per la letteratura, a consacrazione definitiva della sua risonanza davvero internazionale. E con la fama arriva la ricchezza, tanto da permettere a Pirandello di organizzare una compagnia teatrale (il Teatro d'Arte) con la quale recita in Italia e all'estero. All'estero vengono spesso date le prime delle nuove opere pirandelliane; e all'estero vivr per lo pi Pirandello a partire dal 1928.  il segno, anche questo, della sua dimensione europea e mondiale, accettata consapevolmente dall'autore, che cos scrive in una lettera del 1931, indirizzata da Parigi ai tre figli: "Spero di morire in piedi, per non andare a finire in un ospedale o di Francia o d'America. Ma non me ne curo. Penso per ora a lavorare, e lavorer finch posso".
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E lavorer davvero sino alla morte, avvenuta a Roma nel 1936, che lo sorprender intento al terzo atto dei Giganti della Montagna rimasto poi incompiuto.
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La narrativa pirandelliana, raccolta nelle numerose: "Novelle per un anno", e in sette romanzi, presenta fondamentalmente due centri di osservazione: la Sicilia e il mondo piccolo borghese romano, che costituiscono poi le due esperienze biografiche fondamentali dell'autore. La Sicilia  contemplata spesso con l'occhio del verista, poich all'insegna del verismo si profila l'apprendistato letterario di Pirandello. A Roma vive in contatto e amicizia con il Capuana, teso a cogliere con occhio impassibile le coordinate di un mondo ancora primitivo, con la sua vita politica corrotta, con i suoi contadini affamati e rassegnati, con i suoi padroni onnipotenti e paternalistici.
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In questa direzione Pirandello non sembra per aggiungere molto di nuovo alla tradizione verista. Il miglior Pirandello di questo filone narrativo va individuato in certe novelle in cui egli sa dar voce ai simboli di un universo immobile e impenetrabile, davvero selvaggio: la luna, che ha un valore consolatorio (Ciula scopre la Luna); l'acqua, che ha una funzione liberatrice (Il viaggio); il fuoco, l'elemento che purifica (Fuoco alla paglia); la terra, che assicura il riscatto, costituisce il valore fondamentale (Alla zappa!). Nel romanzo I vecchi e i giovani scritto fra il 1906 e il 1908, Pirandello tenta di andare al di l di questa visione della Sicilia come Terra Madre, evocata attraverso il linguaggio irrazionale dei miti, della religione  primitiva. Il lungo romanzo vorrebbe essere una lucida interpretazione storica della Sicilia colta in un momento nevralgico, quello dei Fasci Siciliani, una sorta di bilancio di un doppio  fallimento, del Risorgimento e del Socialismo. I "vecchi" del Risorgimento hanno unificato la Sicilia alla penisola ma non hanno saputo impedire lo sfruttamento coloniale dell'isola da parte del governo; i "giovani" socialisti hanno saputo organizzare le masse operaie e contadine nei Fasci, ma solo per condurle allo sbaraglio, allo scontro rovinoso contro lo stato, al fallimento della rivoluzione.
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Dietro questo duplice giudizio negativo c' chiaramente il rifiuto della storia. Spira dal romanzo un'atmosfera immobile, stagnante. Non succede niente ne I vecchi e i giovani: il romanzo  la storia di una situazione immodificabile, fissa per l'eternit. La scelta dei Fasci come sfondo storico  significativa: non succede nulla proprio quando sembra succedere tutto, il caos, la rivoluzione. Il circolo  la figura tipica del romanzo, la sua legge costruttiva. Le parti del romanzo, ciascuna formata di otto capitoli, si rispecchiano simmetricamente l'una nell'altra. Il romanzo si apre e si chiude sullo scenario desolato di un'alba livida, percorsa da un vento impetuoso e da una pioggia insistente. Un ritmo circolare dell'eterno ritorno costituisce la legge interna del romanzo, dominato da un senso di abbandono irreparabile e di fatale immobilismo.
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Nel filone narrativo legato all'esperienza romana di Pirandello dominano invece certe figure di piccoli borghesi quali il professore di scuola media e l'impiegato di qualche ministero romano. Sono novelle un po' grigie, come se la modesta tematica avesse comunicato anche allo stile e all'immaginazione fantastica di Pirandello le sue tonalit smorte. Si tratta comunque di un prezioso e ricco catalogo della figura del piccolo borghese, colto nel precisarsi di tutti i suoi miti e pregiudizi: il mito della casa, prima di tutto, l'aspirazione alla famiglia, al "nido"; il rifiuto che la moglie lavori, la ferma presa di posizione contro il femminismo, contro l'emancipazione della donna; l'orgoglio, il senso ombroso dell'onore, della rispettabilit; la mancanza di impegno e di volont per migliorare la propria condizione sociale.
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Per l'inverso, la donna pirandelliana appare invece in genere assai pi decisa e dinamica, pi risoluta dell'uomo, almeno nel tentare di modificare la situazione economica data. Si tratta comunque sempre di una situazione soffocante, dalla quale il piccolo borghese non esce altrimenti che attraverso la dimensione del sogno o della fuga assurda e irrazionale.  il caso della novella Fuga, in cui il solito povero impiegato, oppresso dal lavoro e dalle angustie familiari, tornando dall'ufficio, una sera, sale sul carretto del lattaio e si d a una corsa pazza per la citt verso la campagna. La campagna si colloca come alternativa radicale alla citt: se la citt significa l'ufficio e la casa, la campagna si pone come vacanza smemorata e liberatrice. Ma naturalmente il ritorno alla natura non pu avvenire che come suicidio: il carretto giunge, s, alla campagna, ma vi giunge senza l'impiegato, sfracellatosi durante la folle corsa.
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Se le molte novelle ci offrono cos le diverse angolature di un unico ritratto, quello del piccolo borghese, visto nella sua situazione di opprimente immodificabiiit, la misura pi ampia del romanzo costituisce lo sforzo di creare l'epopea del piccolo borghese. ll fu Mattia Pascal, del 1903,  una specie di "scommessa" di Pirandello grazie a una vincita fortunosa alla roulette di Montecarlo, il povero bibliotecario di un paesino della Liguria  diventato, per una volta tanto, ricco. Mattia Pascal, pieno di soldi, prende il treno per tornare a casa, ma legge sul giornale la notizia della propria morte:  stato riconosciuto dai familiari nel cadavere di un annegato. Dopo il primo artificio della vincita, questo secondo artificio narrativo viene veramente a mettere il personaggio nelle condizioni di rifarsi una vita: libero e ricco, senza impegni verso moglie e suocera, pu ricrearsi una esistenza, pu andarsene nell'America, verso una nuova vita.
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La "scommessa" di Pirandello  appunto questa: si tratta di vedere se, date certe condizioni economiche diverse da guelle tradizionalmente avvilenti e meschine, il personaggio riuscir a diventare altro da s, a rinnegare la mitologia e i pregiudizi del proprio ceto sociale. E il romanzo  appunto la storia di questo tentativo fallito. Mattia Pascal rinuncia all'idea originaria di andare in America; si innamora di una donna, ma non osa proporle di vivere con lui, non potendola naturalmente sposare. E triste e avvilito ritorna alla fine a casa, dove
per altro la moglie si  risposata, sicch non pu neanche ritrovare le dimensioni della sua vita precedente. Egli resta un uomo fuori della vita, resta: Il fu Mattia Pascal.
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Il piccolo borghese tende per a presentare il fallimento della propria classe sociale come fallimento dell'uomo in generale. Sorge qui la possibilit di una diversa lettura del romanzo. Il fu Mattia Pascal diventa in questo senso il primo romanzo esistenzialista, la scoperta dell'impossibilit dell'uomo di esistere, di ritrovarsi al di la delle proprie dissociazioni.
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E certo il successo del teatro di Pirandello nell'immediato dopo guerra significa ben questo: la generazione uscita dall'esperienza della guerra  bene in grado di comprendere l'angoscia dell'esistenza che  alla base del messaggio teatrale pirandelliano. Con il teatro infatti Pirandello abbandona il personaggio piccolo borghese di tanta sua narrativa e si fissa su figure socialmente pi alte, che contano appunto non come esponenti di una classe sociale, ma come portavoce di questo dramma esistenziale.
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Nell'Enrico Quarto, del 1921, abbiamo un gentiluomo che, caduto da cavallo durante una cavalcata in maschera,  impazzito e vive per molti anni credendosi l'imperatore medievale Enrico Quarto. Ma anche quando casualmente guarisce continua a fingersi pazzo. Nel suo rifiuto di tornare alla vita sociale di tutti i giorni, nella sua ostinazione a continuare a recitare - con lucida follia - la sua parte di Enrico Quarto,  implicito il rifiuto dell'esistenza, che appare come qualche cosa di assurdo, di labile, di vano.
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Le stesse ansie esistenziali - ma con una pi forte accentuazione del dramma dell'incomunicabilit, dell'impossibilit per ciascuno di noi di essere compreso dagli altri nella propria pi genuina essenza - sono nell'altro capolavoro del teatro pirandelliano, Sei personaggi in cerca d'autore del 1921. Le due opere, entrambe del '21, costituiscono il culmine del teatro pirandelliano. Nel 1922 esce uno studio del filosofo e critico teatrale Adriano Tilgher che segna una svolta profonda nella storia dell'opera pirandelliana. Le pagine pirandelliane del Tilgher hanno il merito di aver dato un giudizio positivo dell'opera di Pirandello (rifiutata invece da Croce e quindi dalla cultura del tempo largamente dominata dal pensiero crociano), ma la sua interpretazione di Pirandello  troppo astratta e schematizzante, tendente a ridurre i testi di Pirandello a semplice esemplificazione di concetti o pseudo concetti filosofici.
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Nasce cos il pirandellismo e nascono le varie e ormai consunte etichette interpretative: la Vita e la Forma, la forma come maschera, il relativismo psicologico, uno nessuno centomila, ecc. Lo stesso Pirandello sub l'influsso dell'interpretazione tilgheriana, e quasi tutta la sua restante attivit teatrale  segnata negativamente dall'impronta del pirandellismo. Sicch, se vogliamo trovare alcune tracce del pi grande Pirandello nella produzione posteriore al 1922, dobbiamo  rivolgerci alla novellistica, e in particolare a quelle poche rare novelle scritte intorno agli anni trenta, dette malamente "surrealiste", nate all'insegna dell'inconscio e della psicoanalisi. Con straordinaria freschezza fantastica Pirandello sa evocare i mostri dell'inconscio: l'aggressivit degli uomini che spesso si tramuta in autoaggressivit (Soffio, La casa dell'agonia, La sfida); il mondo dell'infanzia percorso da tensioni erotiche e da violenze (Pubert, Il chiodo); la regressione degli adulti verso il mondo dell'infanzia (I piedi sull'erba).
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FINE.